Notizie

Un anfiteatro alle cave

Il Patriziato ha inoltrato una richiesta di licenza edilizia al Municipio di Mendrisio.

In data 27.10.2014 la RSI ha pubblicato un servizio sulle cave di Arzo.

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I racconti di una cava

Premio RSI/Canevascini 2011, di Valentina Rossi Cantani

Valentina Rossi appartiene alla settima generazione di una famiglia che per tradizione trasmessa di padre in figlio ha estratto e lavorato il marmo di Arzo. Le prime carte che testimoniano questa attività risalgono al 1'300. Nel corso della storia le cave sono state l’economia, la vita e la stima di un’intera regione. Chi emigrava all’estero, tra cui maestri scultori ed architetti, lo portava con se per farlo conoscere ed è così che è stato utilizzato in grandi costruzioni dei tempi, come palazzi e chiese. Oggi possiamo trovare il marmo di Arzo da San Pietroburgo al Duomo di Milano, e anche oltre oceano.

Nell’autunno 2009 Oreste Rossi, padre di Valentina , fu costretto a chiudere le cave di Arzo; da tempo il mondo della pietra soffriva e soffre a causa di spietata concorrenza, mancanza di mercato, oppure anche per solo abbandono per una latente distrazione sulle ricchezze locali .

Il documentario è la testimonianza di una discendenza che ha amato profondamente lavorare e svolgere una moltitudine di attività collaterali nelle cave.

Mirella De Paris

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Il western girato nelle cave

Il western "nostrano" girato nel Mendrisiotto da un gruppo di giovani amici. Interpreti Sergio Crivelli, Saverio Rassman, Alberto Luisoni, Antonio Luisoni, Luciano Valsangiacomo.

La vendetta ha il suo prezzo

Sceneggiatura di Sergio Crivelli e Daniel Corbat

Regia di Carletto Crivelli

1967 Durata: 46'30"

In data 24.12.2012 la RSI ha pubblicato il film western girato in parte alle cave di Arzo negli anni '60.

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Oggetti in vendita

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Progetto percorso didattico "Aula nella cava"

MEMORIA DESCRITTIVA

Il progetto «aula nella cava» prevede la riqualificazione degli stabili del nucleo ovest,

l'insediamento produttivo originale. Il progetto consiste nella ristrutturazione e nella

valorizzazione degli stabili esistenti, nel recupero dei macchinari per la lavorazione della pietra e

nell'allestimento di tutto il complesso con percorso didattico-espositivo che ripropone le fasi di

lavorazione della pietra.

Il progetto prevede la sostituzione di alcune coperture e la sistemazione di tutti i locali. Interventi

più incisivi sono previsti nel locale macchine con la demolizione di una parete divisoria e delle

pareti di tamponamento, nello spazio patio (nuova pavimentazione, panchina e parete contro

montagna in blocchi di marmo), nell'area espositiva-didattica (pavimento-campione in lastre di

marmo lucidate, teche con prodotti della cava), nello spazio esterno accessibile al pubblico

(attrezzato con panchine in marmo). Si prevede la rimozione della copertura “deposito sabbia”

per creare il piazzale d'accesso, delimitato da blocchi di cava che servono sia da panchine che

da supporto per la ringhiera di delimitazione in profili di ferro. Le finestre che si affacciano verso

nord sull'area coperta per il taglio e sul pozzo sono sostituite da ampie vetrate a tutta altezza. Il

materiale utilizzato nelle sue diverse finiture è il Marmo di Arzo.

Il percorso didattico dell'aula nella cava ripercorre le fasi di lavorazione della pietra ed è

strutturato dalle seguenti stazioni (vedi pianta):

01. Blocchi grezzi dalla cava;

02. Area coperta per il taglio;

03. Specchio d’acqua / pozzo;

04. Sala macchine;

05. Area fresatura;

06. Patio esterno;

07. Area fresatrice a bandiera;

08. Area motore per taglio con filo elicoidale;

09. Area espositiva (pavimenti e teche);

10. Spazio esterno attrezzato con panchine;

11. Motore diesel che aziona in filo elicoidale;

12. Banchina per il carico del prodotto finito.

La visita all'aula nella cava inizia nel piazzale principale, di fronte all'entrata del laboratorio. A

destra, sullo sfondo, si staglia il fronte della cava dalla quale sono estratti i blocchi, alcuni dei

quali giacciono accatastati di fianco alla suggestiva struttura in carpenteria di legno dove i

blocchi in pietra venivano segati in lastre (sotto la copertura sono disposti: sega, un blocco

intero, uno parzialmente segato, lastre accatastate). La sega per il taglio utilizza acqua corrente

che scorre sul pavimento appositamente sagomato, e cade nel pozzo retrostante. Affacciandosi

al parapetto di barre metalliche si può ammirarne l'impressionante parete del pozzo, interamente

costruita con massi ciclopici il marmo di Arzo. Dal fondo uno specchio d'acqua riflette la luce del

cielo. L'acqua che cade nel piccolo lago, colando lungo la parete in pietra, produce il suono di

una piccola cascata.

Entrando nel laboratorio si accede alla “Sala macchine” nella quale è esposto l'antico

compressore ad aria e pistoni della Schwiezerische Lokomotiv e Maschinenfabrik di Winterthur. Il

locale riceve luce da nord attraverso un ampia vetrata tutta altezza che si affaccia sullo specchio

d'acqua del pozzo; sullo sfondo, i tralicci metallici della grande gru per il sollevamento dei massi

si stagliano contro il cielo.

Si percorre l'area per la fresatura dove su un grande tavolo ci sono lastre in lavorazione.

Accedendo allo spazio aperto del patio - il fondale del quale è costituito da una panca in pietra

addossata a una parete di massi di cava in marmo di Arzo. Nell'area esposizione è posato un

pavimento-campione composto da vari tipi di marmo di Arzo lucidato sopra il quale sono

collocate teche che contengono antichi strumenti per la lavorazione della pietra, alle pareti sono

appesi pannelli esplicativi.

Sul retro del laboratorio si accede a uno spazio aperto attrezzato con panchine in pietra. In

questo spazio è collocato il motore diesel Hatz del 1925 che aziona un filo elicoidale facendolo

funzionare. Quando non è in funzione il motore è contenuto in una apposita scatola in metallo

munita di ruote che corrono su binari, come gli antichi vagoni che trasportavano le pietre fino alla

fornace. Dopo avere aperto la porta del “garage” si aziona un argano che avvolgendo un cavo di

acciaio sposta il vagone-garage lasciando completamente libero il motore che viene messo in

funzione. Dopo aver visto il filo elicoidale in movimento si raggiunge la banchina di fronte allo

stabile dell'antico laboratorio del quale si può ammirare la parete interamente costruita in blocchi

ciclopici. Dalla quota sopraelevata di questo spazio i prodotti finiti venivano caricati sui carri che

transitavano sulla la strada sottostante. Scendendo alcuni gradini si ritorna nel piazzale dal quale

si è iniziata la visita.

Enrico Sassi