Le cave di Arzo

GEOGRAFIA
«Arzo, situato nel Mendrisiotto, si sviluppò lungo la strada che da Meride scende verso Mendrisio, nel punto in cui incrocia la via che prosegue verso Saltrio. Il centro abitato risulta così diviso in tre contrade (o cantoni): Cantòn Sura (dalla piazza del villaggio verso Meride), Cantòn Sota (verso Mendrisio) e Cantòn Là (verso la dogana).
Fondamentale per il villaggio era il piccolo torrente Lanza, affluente del Gaggiolo, che forniva l’energia idraulica indispensabile, in passato, al funzionamento delle segherie per tagliare il marmo. Oggi l’abitato si è sviluppato principalmente in due direzioni: verso la dogana e verso la collina di Certara.»
(Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Arzo)
 
 
STORIA
«Menzionato per la prima volta nel 1335 come Arzio, contava 260 abitanti nel 1591, 610 nel 1769, 418 nel 1850, 743 nel 1900 e 653 nel 1950. A metà Quattrocento inizia la costruzione della chiesa e nel 1534 Arzo si stacca dalla pieve di Riva San Vitale e si costituisce come parrocchia autonoma. L’economia del villaggio era incentrata sulle cave di marmo (e su una prima lavorazione) e sull’agricoltura (soprattutto vigneti).
Gli abitanti - in maggioranza scalpellini - conoscono l’emigrazione verso il Vermont (dove esistevano importanti cave di granito) a cavallo fra Ottocento e Novecento. Nella seconda metà del Novecento sono state impiantate numerose imprese tessili (camicerie) favorite dalla vicinanza del confine con l’Italia (da cui proveniva gran parte della manodopera). Trasformatosi progressivamente in un quartiere residenziale di Mendrisio è confluito in quest’ultimo comune il 5 aprile 2008, in seguito a votazione popolare: 73,89% favorevoli all’aggregazione, 26,11% contrari.
Lo stemma di Arzo fu creato nel 1953 (a centocinquant’anni dall’indipendenza ticinese, nel 1803) dallo studioso di araldica Gastone Cambin. La croce bianca in campo rosso (con i bracci estesi sino ai lati dello scudo) richiama gli emblemi di Como e di Milano (di cui Arzo fece parte sino al 1512, quando venne occupato dai Confederati). La chiesa di colore giallo-oro simboleggia il Duomo di Milano e quello di Como, chiese ricche di marmo arzese e alla cui realizzazione lavorarono parecchi scalpellini di Arzo.»
(Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Arzo)
 
MARMO DI ARZO
«Nel comune di Arzo si estrae tutt’oggi una breccia sedimentaria comunemente chiamata Marmo d’Arzo. L’inizio dell’attività estrattiva presso le cave risale attorno al 1300 mentre da oltre 200 anni, le cave sono gestite dalla famiglia Rossi, la quale si occupa dell’estrazione e della lavorazione del «marmo».
A partire dagli anni ’20, grazie a moderni strumenti di lavoro quali il monolama e la fresa, la ditta Rossi ha reso efficace e produttiva l’attività nelle cave.
La Breccia ha origine (...) all’inizio del Giurassico (Lias), dove movimenti estensionali della crosta portarono alla fessurazione subacquea della roccia e al conseguente riempimento delle fessure con brecce sedimentarie (fessure d’iniezione).
La roccia si presenta perlopiù in un affascinante mosaico di colori e compare in 6 differenti varietà.La Macchiavecchia è una roccia eterogenea composta da frammenti di granulometria variabile di rocce del Trias superiori o del Lias inferiore. Presenta un aspetto screziato e vivace e tonalità variabili tra rossa, gialla, e grigia.
Il Rosso di Arzo si contraddistingue per il colore rosso intenso e la struttura omogenea, mentre il Broccatello ha una colorazione rossastra sino a grigiastra. Il Venato, infine, è percorso da venature e sfumature (viene per questo chiamato, in dialetto, Vinaa). Il «marmo» di Arzo viene impiegato in ambiti fra i più disparati: per la decorazione di opere importanti quali chiese, cappelle, palazzi pubblici e ville, oppure come materiale per l’arredamento o per la realizzazione di oggetti di varia forma e natura.»
(Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_San_Giorgio)
 
LE CAVE DI VIGGIÙ, SALTRIO, ARZO
«L’estrazione e la lavorazione della pietra nelle cave di Viggiù, di Saltrio e del triangolo Arzo-Tremona-Besazio sono attestate a partire dal Cinquecento attraverso documenti storici e in particolare da numerosi atti notarili depositati negli archivi comunali. L’attività estrattiva doveva però essersi sviluppata già da tempo, fin dal Trecento, quando iniziò l’epoca delle costruzioni (fabbriche) gotiche, e forse anche prima, al tempo dei Cluniacensi o, più tardi, dei Maestri Comacini, che fecero scuola a maestranze provenienti dalle valli lombarde. Fu probabilmente allora che i Viggiuttesi scoprirono la buona lavorabilità e la resistenza alle intemperie della roccia ”bigia” del loro paese, che si prestava ottimamente, fra l’altro, alla scultura di elementi decorativi. Le cave di Viggiù sono storicamente le più note, grazie anche al fatto che il grosso e ricco borgo fu il polo principale del commercio e della lavorazione della pietra sul Monte San Giorgio, divenendo famoso per le fabbriche di altari a marmi intarsiati, per i suoi maestri scalpellini ed i marmisti.
Le cave di Marmo e del Rosso di Arzo vennero invece aperte in epoche successive grazie all’impulso degli imprenditori di Viggiù che, con le loro ottime relazioni in ambito curiale, cercavano di soddisfare le richieste di un mercato che arrivava fino a Roma e nel Nord-Europa. È certo però che, già in periodo rinascimentale, anche le cave di Arzo e dintorni fossero in piena attività. Analogamente alla Pietra di Viggiù, anche i vari tipi di “Marmo di Arzo” trovarono ampia diffusione non solo a livello locale ma anche europeo.
Infatti, i diversi tipi di roccia, dai molteplici colori, delle Cave di Arzo, hanno trovato vasto impiego nelle chiese barocche e settecentesche, ornate e abbellite con altari, fonti battesimali, balaustre, acquasantiere, colonne, pavimenti e gradini in Broccatello, a volte intarsiato, con Macchia vecchia e Rosso d’Arzo, in composizioni artistiche di grande effetto, come ad esempio nell’Abbazia di Einsiedeln, nella chiesa di Fraumünster a Zurigo, nel Duomo di Como e in quello di Milano.
La lavorazione ed il commercio delle rocce del Monte San Giorgio conobbero il massimo sviluppo soprattutto in epoca barocca (Seicento) e neoclassica (Settecento), e in misura minore nell’Ottocento. Ancora agli inizi del secolo scorso, nonostante la crisi economica incalzante di questo settore produttivo, sopravvenuta in seguito a diversi fattori sfavorevoli fra cui l’ingresso nel mercato dei manufatti in cemento, l’attività estrattiva nelle cave della montagna costituiva per i suoi abitanti una importante fonte di guadagno. Infatti nel 1931 erano attivi a Viggiù ancora una cinquantina di laboratori, che occupavano 240 persone su 2400 abitanti. Saltrio, nello stesso periodo, contava 16 laboratori e Arzo sei. A quei tempi l’estrazione della pietra era esercitata da piccole imprese a conduzione familiare o come proprietari (ad es. a Viggiù) o come affittuari del Comune (a Saltrio) oppure del Patriziato (ad Arzo), coadiuvati all’occorrenza da manodopera salariata.»
 
CRONOLOGIA RECENTE
2009 settembre - Interruzione attività estrattiva.
2011 luglio - Il Patriziato di Arzo acquista gli stabili Rossi e C.
2011 ottobre - Il Patriziato incarica l’architetto Enrico Sassi di elaborare il progetto di massima di riqualificazione dell’area e ristrutturazione degli stabili.